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Il gaucho del cono sud

Questa volta percorriamo la campagna all’interno dell’Uruguay per scoprire il mondo magico dei gauchos e degli animali che vivono liberi nel campo. L’Uruguay visto con occhi diversi immergendoci nel cuore di questo paese del cosiddetto cono sud.

 

I gaucho -pl. gauchos in spagnolo, li troviamo in Argentina, nel dipartimento boliviano di Tarija, nel sud del Brasile, in Paraguay, in Uruguay e in Cile.

Si potrebbe dire che il gaucho è nato nella Pampa orientale attorno al XVIII secolo. Il termine probabilmente deriva dall’arabo, “uomo a cavallo”, o anche dal quechua huacho (pronuncia: huaccio) che significa “senza madre“.
Costui viene descritto come un “selvaggio bianco che vive lontano dalla società“, un “nomade a cavallo” e rappresenta un’importante figura nella storia delle pampas sudamericane. (Wikipedia)

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Oggi giorno troviamo ancora  gauchos in Uruguay all’interno del paese in campagna oppure nelle feste tipiche creole dove si esibiscono come per esempio nella famosa Expo Prado di Montevideo.

I Gauchos si poterebbero anche paragonare ai  cow boy nord americani e la loro caratteristica è la loro abilità nel cavalcare i  cavalli creoli e anche dall’uso delle bolas. Queste sono palline di pietra che arrotolate dei lacci di cuoio vengono fatte roteare sopra la testa e poi lanciate vengono arrotolate attorno alle gambe della preda. Questa usanza è tramandata di padre in figlio tra i gauchos e ha origini risalenti a migliaia di anni fa.

 

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Questi ragazzi, molti anche giovani lavorano tutto il giorno in campagna circondati da natura ed animali, sono da ammirare e non sono così insoliti in questa zona di Rocha (dipartimento del Uruguay) per esempio. Strada facendo verso la Laguna di Rocha troviamo anche tre bambini dai circa 7-11 anni che cavalcano in modo spettacolare vicino alla nostra macchina…decidono di fare le gare con noi…a chi arriva prima! Ridono e si divertono guardandoci con uno sguardo di sfida… noi accettiamo la sfida. Bambini scalzi a cavallo….come molti anni fa nella nostra bella Italia. Che felicità ci trasmette pure a noi….

Questi bambini sono un esempio che un mondo semplice e naturale esiste ancora.

Forse erano figli dei gauchos che giocavano sulla stradina sterrata nel campo. Intorno ancora cavalli e più avanti mucche, tutti liberi senza stalle, vengono allevate così liberi e felici. Vengono radunati solamente in caso di forti temporali.

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El gaucho de Sudamerica

Esta vez recorremos el campo del interior de Uruguay  para descubrir el mundo magico de los gauchos y de los animales que viven libres en el campo. El Uruguay visto con ojos distintos, entrando en el corazón de este país ubicado en el cono sur.

Los Gaucho se encuentran en  Argentina, en el departamento boliviano de Tarija, en el sur de Brasile, en Paraguay, en Uruguay y en  Chile.

Se podría decir que el gaucho nació en la pampa oriental en el siglo XVIII. El nombre  gaucho podría  derivar desde el arabe que significa “hombre a caballo” o también desde el quechua huacho que significa  “sin madre”.

El gaucho es descrito como “hombre blanco que vive lejos de la sociedad”, “un nómade en caballo” que representa un importante figura en la historia de las pampas sudamericanas.

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Hoy dia encontramos todavia los gauchos en Uruguay en el interior del pais, sobretodo en el campo o en las fiestas criollas donde tienen espectáculos en caballo como en la famosa Expo Prado de Montevideo.

Los gauchos se pueden comparar a los vaqueros americanos  que ademas saben cabalgar muy bien los caballos criollos y usar las bolas. Las bolas son piedras que están atados con lazos de cuero y se rodean sobre la cabeza para lanzar en las piernas de las presas. Es una costumbre  y tradición muy antigua que se transmite de padre a hijo.

 

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Estos chicos, son también jóvenes que trabajan todo el día en el campo rodeados por naturaleza y animales. Aquí en el interior de Rocha hemos encontrado unos cuantos. Por la carretera que lleva a la Laguna de Rocha vemos también te niños entre 7-11 años que cabalgan como profesionales y nos retan con una carrera…nosotros en auto y ellos en caballo. Una mirada de desafío y mucha risa …niños descalzos que parecen haber nacido arriba de estos animales….corren felices!

Estos niños son un ejemplo que un mundo sencillo y natural todavía existe. 

Imaginamos que fuesen hijos de los gauchos que paseaban por la calle sin asfalto en el campo. Alrededor solo caballos y vacas, todas libres, que se crían felices en libertad. los gauchos los juntan solo en caso de fuerte tormenta.

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Alla ricerca di Pepe Mujica

Alla ricerca del senatore ed ex Presidente uruguaiano Josè Mujica detto “Pepe”, abbiamo percorso chilometri di strada e campagna per arrivare finalmente a lui.

Dopo un lungo viaggio alla ricerca della fattoria di Pepe Mujica l’ex presidente dell’Uruguay e attuale senatore, siamo giunti alla UTU la scuola agraria di Pepe Mujica.
Ovviamente ci siamo trovate con un guardiano ed un cartello che diceva STOP.  Il guardiano ci dice di venire il giorno seguente perché il senatore Mujica era occupato, noi gli rispondiamo che avremmo aspettato con pazienza.

Panino e bibita in mano,  ci siamo sedute di fronte all’entrata della fattoria ad aspettare. Dopo circa mezz’ora vediamo passare Mujica camminando verso il guardiano, che ci ha chiamato. Emozionatissime perché avremmo finalmente parlato con lui …ci siamo avvicinate.

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UTU scuola agraria di Pepe Mujica

Entriamo nella casetta del guardiano e una volta salutato ci siamo sedute … ad un certo punto l’emozione ha avuto il sopravvento e mi sono bloccata guardandolo negli occhi. I suoi occhi neri e profondi mi guardavano come per dire: Allora? Non mi uscivano le parole.

Mujica ci racconta che stava tagliando un albero che era caduto nel giardino…non era una riunione, né con persone importanti, semplicemente stava facendo le faccende nel giardino.

Una volta rotto il ghiaccio abbiamo iniziato a parlare della UTU la scuola agraria, dice che ci sono ancora molti lavori da fare e che attualmente frequentano 130 studenti. I ragazzi non vogliono più lavorare in questo campo… da nessuna parte. Ha fatto costruire la scuola per incentivare la voglia di studiare agraria.
Poi finalmente ho toccato l’argomento GLIFOSATO, chiedendo se è veramente così dannoso. Secondo documentari e ricerche ha danneggiato molte persone, causa cancro e inquina acqua e terra. Secondo Lei non bisognerebbe tornare indietro e coltivare naturalmente?

Risposta  di Mujica: ”Il consumismo non lo permette. Non si può coltivare in grandi quantità tutto in modo sano. Una volta sì,  perché si produceva di meno e quindi era possibile. L’erbicida con glifosato serve ed entra nella pianta fino alla radice, non entra nella terra. Le piante in realtà si curano da sole, ho una pianta davanti a casa da vent’anni e non le ho mai messo niente. Nella natura si trova tutto, adesso è tutto inquinato, il problema non è il glifosato. Il problema è come si spruzza..se si spruzza da un aereo è pericoloso e la gente si può ammalare, ma se si spruzza con precauzioni va solo sulla pianta ed aumenta la produzione. Inoltre i paesi Mercosur di cui fanno parte Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay e Venezuela non si mettono d’accordo e quindi non competono con gli USA (Monsanto) sul mercato.”

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Domanda:” Il glifosato era un esempio di erbicida che ho scoperto si usa anche in Uruguay ed Argentina– ed in Argentina con glifosato ci sono stati casi di cancro e malattie gravi in bambini, delle cui mamme in gravidanza erano venute a contatto con questo pesticida. ”
“Nella natura troviamo tutto come dice..anche erbe che curano noi, ogni erba serve a qualcosa….per esempio gli indigeni delle Ande si servono ancora di queste e le conoscono bene…noi “civilizzati”non le conosciamo, esistono persino erbe che curano la depressione!”

Mujica alza lo sguardo interessato e si avvicina guardandomi negli occhi e risponde: “Hai ragione c’è tutto nella natura, ma così le grandi case farmaceutiche non vanno avanti”…non si esprime più di tanto su questo punto…

Io” la grande mafia ci intossica!”
“Altro esempio: i vaccini in Uruguay sono obbligatori…ma leggendo tutte le controindicazioni e studi fatti che causano malattie gravi io mio figlio preferirei non vaccinato più”.

Mujica:” Stai attenta ai falsi non è sempre tutto così come te lo descrivono. Adesso per esempio l’età media è molto più alta rispetto ad anni fa…grazie anche ai vaccini, prima morivano di tubercolosi….”
Io: “ Adesso abbiamo molte più malattie, casi di cancro e tumori grazie alle porcherie che ci danno…io preferirei vivere di meno e bene piuttosto che arrivare malata ad ottant’anni…

Mujica ride e continua a fumare tabacco….mi dice” Qui mi stai mentendo..tutti vogliamo vivere fino a diventare vecchi!”
Alla fine mi da ragione….ma non ho capito bene fino a che punto sia a favore o meno di tutto ciò. Ho avuta la sensazione che non volesse esprimere mai una vera opinione per vari motivi.

“Bè, io mi sono trasferita in Uruguay per dare una migliore qualità di vita ai miei figli, meno consumista e più sana. “
“Quanti figli hai?”
Io “Tre”
Mujica mi prende per il braccio e dice “Ed è la cosa più preziosa che hai..la cosa migliore che hai fatto”.
Noto una grande tenerezza e nostalgia nei suoi occhi scuri e profondi ma sinceri. Lui non ha avuto figli forse per il suo passato da tupamaro (terroristi nel tempo della dittatura) e anni di carcere.

La sua domanda dopo aver parlato dell’Italia, infatti Mujica ha anche origini italiane del Piemonte, da parte del nonno materno il cognome è Cordano, “Non hai nostalgia dell’Italia?” E anche qui si potrebbe continuare il discorso.

Purtroppo il tempo era poco e ci sarebbero ancora moltissime domande,,,,ma il guardiano ci fa segno che è scaduto il tempo. Mi fa ancora qualche domanda personale e poi lo salutiamo con un regalo e qualche foto.  Abbracci e baci a Mujica sono dovuti….
Un incontro unico con una persona única….e io dico “A presto caro Mujica!”

Il mondo avrebbe bisogno di un presidente così!!

 

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En la busqeda de Pepe Mujica

En la búsqueda de Pepe Mujica el senador y ex Presidente del Uruguay, llamado “Pepe”. Recorrimos unos quilómetros en auto por carretera y campo para llegar por fin a él.

Después de un largo viaje para buscar la chacra de Pepe Mujica el senador y ex presidente del Uruguay llegamos a la UTU la escuela agraria de Pepe Mujica.
Nos encontramos con un guardia y un cartel “pare”. Se acerca el guardián y amablemente nos dice que no podemos pasar porque el senador estaba ocupado y ese día no nos podía recibir. Nosotras pero no teníamos prisa y lo avisamos que íbamos a esperarlo mientras comíamos un refuerzo afuera de su chacra.

Pasada media hora vemos a Mujica que cruza la calle y el guardián que nos llama. Muy emocionadas agarramos nuestras cosas y nos acercamos a la casita para conocer a este hombre maravilloso.

cartello pepe

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Pasamos y nos sentamos en frente de Pepe…a mi no me salían las palabras por la emoción de verlo, solo lo miro en los ojos negros y profundos, que parecen decir:”Y?”

Mujica nos cuenta que estaba cortando un árbol que se había caído en el jardín …así que no estaba en una reunión con nadie importante, estaba ocupado en una tarea de casa.

Después que rompimos el hielo empezamos hablar de la UTU, la escuela agraria fundada por Mujica . Todavía hay muchos trabajos por hacer y actualmente hay 130 estudiantes que la frecuentan. Los jóvenes ya no quieren trabajar en el campo en ninguna parte del mundo. Mujica hizo construir la escuela para aumentar los estudiantes en este campo.

Por fin llegamos hablar del tema glifosato , yo le pregunte si realmente era tan peligroso para la salud. Según documentales que había visto, se dice que causa cancer y contamina agua y tierra.

Le pregunto: ”Usted no cree que se debería volver atrás en el tiempo y cultivar nuevamente en forma natural?”

Mujica: “ El consumismo no lo permite. No se puede cultivar en grandes cantidades y todo en manera sana. Tiempo atrás si era posible porque la producción era menor. El herbicida con glifosato sirve porque entra en la planta hasta la raìz, no pasa a la tierra.
Las plantas realmente se curan solas. Yo tengo una planta en frente casa como hace 20 años que nunca le puse nada. La naturaleza tiene todo. Ahora todo esta contaminado, el problema real no es solo el glifosato, el problema es como se fumiga …. si se fumiga desde los aviones es peligroso y la gente se puede enfermar. Si se fumiga directamente sobre la planta en forma correcta y con precauciones no hay peligros para la salud y se aumenta la producción. Ademas los países de Mercosur no se ponen de acuerdo y así no pueden competir con Estados Unidos (Monsanto) en este mercado”

Yo:” Si el aire, la tierra y todo lo que comemos esta contaminado…el glifosato es un ejemplo de herbicida que descubrí que se usa en Uruguay y Argentina. En Argentina con glifosato hubieron casos de cáncer y enfermedades graves en niños, causados en madres que habían entrado en contacto con el herbicida durante el embarazo.”
“En la naturaleza si encontramos todo, toda la medicina ..hay hierbas (yuyòs) para todo. Los indigenas de los Andes se curan asì y conocen todas las curas. Nosotros “occidentales”no los conocemos, existen yuyos hasta para curar la depresión!”

Pepe levanta la mirada interesado y se acera mirándome derecho en los ojos y responde: ”Tienes razón hay todo en la naturaleza , pero así las casas farmacéuticas no trabajan más.” No sigue con el tema…. pero nosotras entendimos bien.

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Yo: ”La grande mafia nos intoxica! Otro ejemplo: Las vacunas en Uruguay son obligatorias , pero hay muchas contraindicaciones y estudios que confirman que causa enfermedades graves….yo personalmente no quiero vacunar mas a mi hijo”.

Mujica:” Ten cuidado con los falsos fantasmas…no es siempre así como lo pintan. Ahora por ejemplo la esperanza de vida es mucho mas larga de lo que era antes, gracias también a las vacunas, antes la gente se moría de tuberculosis.”

Yo:” Ahora en cambio tenemos muchos mas enfermedades, casos de cáncer y tumores gracias a las porquerías que nos dan…yo prefiero vivir menos y bien….no llegar a los ochenta años hecho a polvo”.
Mujica escuchando eso se ríe y sigue fumando tabaco….”Ahora me estas mintiendo ..todos queremos vivir hasta ser viejos!”
Pero al final me dice que tengo razón. No se entendió hasta que punto esta a favor o menos de todo eso. Tenia la sensación que no querría expresarse del todo sobre esos temas.

“Yo me vine para Uruguay para dar  mejor vida a mis hijos, en sentido de calidad y una vida mas sana”.

Mujica.” Cuantos hijos tienes?”
Yo “Tres”
Mujica me agarra por el brazo y me dice:” Eso es la cosa mas preciosa que tienes. Lo mejor que pudiste hacer en tu vida!”
Veo mucha ternura y nostalgia en sus ojos negros y profundos, pero sinceros. Tal vez eso se debe al hecho que no tuvo o no pudo tener hijos por su vida en la carcel con las torturas vividas durante  la dictadura.

Su pregunta después de haber hablado de Italia. Mujica también tiene orígenes italianas de parte de abuelo materno: “No extrañas a Italia?”

Lamentablemente el tiempo era poco y tenia muchas mas preguntas… el guardián nos hacia seña que nos teníamos que ir. Después de algunas preguntas personales nos despedimos con un regalo y fotos.

Abrazos y besos a este hombre maravilloso después de un encuentro tan lindo con una persona única….y es un “Hasta pronto Mujica!”

En el mundo haría falta un presidente como Pepe Mujica!

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Carnevale Uruguay 2017

Benvenuti al Carnevale uruguaiano, il Carnevale più lungo del mondo in un paese piccolo del Sudamerica!

Questa volta abbiamo visitato il Carnevale di Lagomar, Ciudad de la Costa, circa 24 km da Montevideo la capitale. In Uruguay si festeggia per 40 giorni e le sfilate si spostano di città in città..ripercorrendo così tutto il paese. Quindi se pensavate che il più lungo carnevale fosse in Brasile vi sbagliavate!

Bienvenidos al Carnaval mas largo del mundo, el carnaval de Uruguay!

Esta vez visitamos en Carnaval de Lagomar en Ciudad de la Costa, 24 km desde la capital Montevideo. En Uruguay se celebra por 40 dias el Carnaval y por eso es el mas largo del mundo! Quien pensaba que lo de Brasil fuera el mas largo se equivocò.

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Le bellissime “mama vieja” che rappresentano le signore di colore come dignità della donna “nera”, cioè afro-uruguaiana.

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Las hermosas “mamas viejas”que representan la dignidad de la mujer afro en Uruguay.

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Il Candombe….parte importante del Carnaval dell’Uruguay.

El Candombe es una parte importante del Carnaval de Uruguay.

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Le ballerine tipiche del Carnevale uruguaiano, simili a quelle del Brasile.

Las bailarinas típicas del Carnaval de Uruguay,parecidas a las del Brasil.

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Parque Nacional Cabo Polonio

Una gita per scoprire questo stupendo Parco Nazionale dei leoni marini a Cabo Polonio, Rocha in Uruguay….quasi al confine con il Brasile!

Un luogo naturale che conserva la sua fauna e flora e dove si rispetta anche la sua protezione. Infatti al Cabo Polonio entrano solo veicoli autorizzati, e noi entriamo con dei camion organizzati e lasciamo la macchina al parcheggio a 6 km.

Una excursión para descubrir los lobos marinos en este lugar hermoso que es el Parque Nacional de Cabo Polonio, en el departamento de Rocha en Uruguay…casi en la frontera con Brasil!

Un lugar natural que conserva su flora y fauna gracias al respeto que se brinda a la naturaleza. De hecho en el Cabo Polonio se entra solo con vehículos autorizados. Nosotros entramos con el camión organizado desde el lugar y dejamos el coche en el parking a 6 km de distancia.

 

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La vista del paesino del Cabo Polonio si presenta così con qualche casetta sparsa nel deserto di spiaggia e vegetazione. Intorno solo pace e natura.

El pueblito del Cabo Polonio se presenta solo con algunas casita en el medio del desierto de playa y vegetación. Alrededor se encuentra solo paz y naturaleza.

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Le meravigliose capanne colorate e los ranchos che si trovano sparsi nella zona.

Los ranchos típicos del lugar, con madera de diferentes colores, se encuentran por todos lados.

 

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Ed infine arriviamo alle rocce dove prendono il sole i leoni marini. Una riserva, dove si deve rispettare la fauna. Vietato avvicinarsi più di 20 m agli animali!

Por fin llegamos a ver los lobos marinos que toman el sol sobre las rocas. Una reserva donde se respeta la fauna, está prohibido acercarse màs de 20 m a los lobos marinos!

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Salto del Penitente, Minas

La cascata del penitente. Esploriamo questa parte selvaggia all’entroterra dell’Uruguay.

Situato a 25 km della città di Minas, dipartimento Lavalleja, il Salto del Penitente è una cascata di oltre 60 m all’interno del parco Parque Municipal Salto del Penitente grande 60 ettari ed è la cascata più alta dell’ Uruguay.

Durante la nostra vacanza nella splendida regione interna decidiamo di cercare questo posto magico un po’ nascosto. Non ci sono molte indicazioni per arrivarci. Ad un certo punto della strada principale Ruta 8 (a circa km 134) si prende una stradina sterrata a destra per circa 18 km fino al parco dove di prosegue poi a piedi. Per raggiungere la cascata bisogna camminare un po’ e salire dei gradini ripidi.

 

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La cascata è circondata dalla foresta e bei alberi che ci fanno ombra, dato che fa molto caldo. Una volta arrivati ci tuffiamo nell’acqua fresca e cristallina sotto la cascata, dove si trova un piccolo laghetto e varie piscine naturali che si formano.

Più avanti si trova il monte indigena che è abbastanza grande per essere una collina. Proseguendo ancora per la stradina si arriva il fiume stesso.
Il nome della cascata si deve alla forma delle rocce nei dintorni che ad un monaco in penitenza.

Il parco conta anche con un ristorante che offre piatti tipici e un luogo di ristoro con vista sulla cascata. Si tratta di una costruzione moderna costruita con legna ed enormi vetrate per poter osservare meglio il paesaggio spettacolare. Nel complesso turistico c’è anche la possibilità di pernottamento sia in stanza che non. Per chi preferisce può anche alloggiare in campeggio nei dintorni e affittare un cavallo per passeggiate in campagna.

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Salto del penitente , Minas-Lavalleja

El Salto del Penitente esta ubicado a 25 kilómetros de la ciudad de Minas. Se trata de una caída de agua de más de 20 metros de altura, que se encuentra en un parque de igual nombre. Por su gran belleza natural, es uno de los lugares más visitados por el turismo en el departamento de Lavalleja.

El parque está a la altura del kilómetro 134 de la Ruta 8. Un camino de balastro de 10 kilómetros que nos lleva al salto y sus sierras que lo rodean. El monte indígena està ubicado màs adelante y tiene considerables dimensiones. Si se sigue el camino se llega al arroyo que esta bordeado por montes indígenas y camalotes.

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El nombre del salto se debe a las singulares formaciones rocosas de su entorno, que se parecen a la figura de un monje en penitencia.

Apenas se llega al parque se tiene que aparcar el coche y seguir caminando, no hay acceso al salto de otra manera, porque el camino es empinado y sinuoso. Bajando por la escalera se llega a la cascada que esta rodeado por vegetación silvestre. Las aguas limpias del salto nos invitan a bañarnos en el lago pequeño.

A un lado del salto se encuentra el complejo turístico y el parador panorámico con vista hermosa sobre la cascada y el valle. La construcción del parador es moderna hecha con maderas y grandes ventanas que ofrecen el escenario maravilloso de la naturaleza. El restaurante ofrece platos típicos de comida de la zona. Aquí es posible también pasar la noche y alquilar caballos para dar un paseo tranquilo en la naturaleza.

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Colonia del Sacramento

Colonia del Sacramento la più antica città uruguaiana

Colonia è la città più vecchia dello Stato e capitale del departamento di Colonia. Situata al sud-occidente è attraversata dal Rio de la Plata che separa la capitale argentina Buenos Aires dall’Uruguay.

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Foto di Hèctor Rodriguez Cacheiro

Nel 1680 fu fondata dai portoghesi in seguito venne reclamata dagli spagnoli che avevano fondato colonie sulla sponda opposta a Buenos Aires. La colonia passò diverse volte tra le due corone per poi restare sotto il controllo spagnolo. Colonia passò al Portogallo quando nel 1816 l’intero Uruguay venne assegnata a Rio de Janeiro. Allora furono gli indigeni Guarani a lottare contro i portoghesi nel 1742, a quei tempi già conosciuta come Colonia del Sacramento. Nel 1828 l’Uruguay finalmente ottenne l’ indipendenza dal Brasile, dopo la guerra tra Brasile ed Argentina.

Oggi la città è più grande e si è stesa verso est. La parte originale mantiene lo stile irregolare tipico del tempo, costruito dai portoghesi. Questa parte è in contrasto con lo stile dei nuovi quartieri costruiti dagli spagnoli.

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Foto di Hèctor Rodriguez Cacheiro

Nel 1995 il centro storico di Colonia del Sacramento è stato inserito dall’UNESCO tra i Patrimoni dell’umanità, grazie alle sue strade acciottolate e ai diversi edifici dell’epoca coloniale.

Da non perdere sono i splendidi tramonti che la città offre con una vista in lontananza delle luci di Buenos Aires dall’altra parte del Rio de la Plata. Dal molo si possono vedere i traghetti che in meno di un ora portano in Argentina.

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Tramonto foto di Hèctor Rodriguez Cacheiro

L’antica Puerta de Campo è l’accesso nel cuore coloniale, lì vicino dalla Plaza Mayor 25 de Mayo inizia la più bella strada antica Calle de los Suspiros. Qui si osserva l’acciottolato grezzo e le basse case coloniali uniche in Uruguay.

Inoltre anche la chiesa più antica del paese la Iglesia Matriz si trova proprio in questa città. Vicino al faro vediamo i resti del Convento de San Francisco Xavier con i muri più vecchi dell’Uruguay.

Segno caratteristico dei colonizzatori portoghesi sono gli azulejos (piastrelle di ceramica smaltate) sulle facciate delle case, il cui colore è prevalentemente azzurro. A chi interessa può visitare il Museo del Azulejo che si trova in un edificio del 17 esimo secolo, inoltre il Museo Indigena, Teatro Bastion del Carmen, Puerto Viejo ed il Faro.

 

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Colonia del Sacramento la ciudad más antigua del Uruguay

Colonia es la ciudad más antigua del Uruguay y es la capital del departamento de Colonia. La ciudad está ubicada al suroeste del país y el Rio de la Plata cruza y separa la ciudad desde Buenos Aires, Argentina.
En el 1680 fue colonizada por los portugueses y pasa varias veces de ellos a los españoles, que tenían colonias en la parte opuesta del río en Argentina. En el 1816 Colonia pasa a Portugal cuando el entero Uruguay estaba en manos de Rio de Janeiro. Entonces eran los indigenas Guaranì que lucharon contra los portugueses el 1742, cuando la ciudad se conocía ya con el nombre de Colonia del Sacramento. En el año 1828, después de la guerra de Brasil con Argentina, el Uruguay obtiene por fin la independencia de Brasil.

 

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Foto di Hèctor Rodriguez Cacheiro

 

Hoy Colonia ha crecido hacia este, pero la parte original mantiene su estilo irregular típico de sus tiempos cuando fue construida por los portugueses. Esta parte está en contraste con el estilo mas nuevo de los barrios españoles.
En el 1995 el centro histórico de Colonia del Sacramento con sus calles y edificios antiguos fue declarado Patrimonio Mundial por la UNESCO.

La ciudad ofrece unos atardeceres maravillosos con vista sobre el Rio de la Plata y las luces de Buenos Aires desde lejos. Desde el puerto se ven también los barcos que cruzan en menos de una hora de y para Argentina.

 

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Atardecer de Hèctor Rodriguez Cacheiro

 

La antigua Puerta de Campo es el acceso hacia el corazón colonial, ahí cerca en la Plaza Mayor 25 de Mayo empieza la calle más bonita y antigua la Calle de los Suspiros. Las calles típicas empedradas y las casas coloniales bajas son únicas en Uruguay.

La iglesia más antigua del país es la Iglesia Matriz de Colonia. Cerca del faro se encuentran los restos del convento de San Francisco Xavier con las murallas mas antiguas de Uruguay. Podemos observar los típicos azulejos (portugueses) en las fachadas de las casas coloniales, el color que prevale es el azul. Otros sitios de intereses son el Museo del Azulejo que esta en el edificio del siglo 17, el Museo Indigena, Teatro Bastion del Carmen, Puerto Viejo y el Faro.

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Foto de Hèctor Rodriguez Cacheiro
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Foto de Hèctor Rodriguez Cacheiro

Después de casi 200 años el Barrio Histórico de Colonia del Sacramento era “ruina, destrucción y abandono”, como se menciona en el trabajo de investigación “De prostituta a señora.” (es.wikipedia.org)

La historia reciente de Colonia del Sacramento”. Era “un sitio olvidado y el último lugar que alguien elegiría para vivir”. Por las noches, “los dueños de sus calles (…) eran las prostitutas y sus clientes”. Durante el día, se dejaban ver quienes sobrevivían entre sus ruinas.

Autor: Diego Blixen. Publicado: Ediciones del Caballo Perdido. 2005.